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Pamela Lucciarini e L'Ensemble Recitarcantando
Pamela Lucciarini e L'Ensemble Recitarcantando
venerdì 06 aprile 2018 - ore 21
Teatro Lauro Rossi Macerata

Trattato delle Passioni / I
La poesia degli affetti nella musica italiana del Seicento
Tristezza e Maraviglia

 

Pamela Lucciarini
voce

Monica Minnucchi
coreografie

Gio Kaptra
immagini

Ensemble Recitarcantando
Maurizio Piantelli tiorba e chitarra barocca
Maria Cristina Cleary arpa doppia
Cristiano Contadin violone

In collaborazione con l’Associazione Compagnia del Recitar Cantando e nell’ambito del progetto BaroquePOP
 

Bartolomeo Barbarino (Fabriano, 1568 – Padova, 1617)
Son morto, ahi lasso

Johannes Jehronymus Kapsberger (Venezia, 1580 ca. – Roma, 1651)
Toccata arpeggiata

Giacomo Carissimi (Marino, 1605 – Roma, 1674)
È bello l’ardire

Andrea Falconieri (Napoli, 1585 – 1656)
La Suave melodia e sua corrente
Lo Spiritillo Brando

Antonio Cesti (Arezzo, 1623 – Firenze, 1669)
Languia già l’alba

Alessandro Piccinini (Bologna, 1566 – 1638)
Ciachona in partite variate

Barbara Strozzi (Bologna, 1566 – 1638)
L’Eraclito amoroso

Alessandro Piccinini (Bologna, 1566 – 1638)
Toccata IV

Sigismondo D’India (Palermo, 1582 – Modena, 1629):)
Vorrei baciarti o Filli
Improvvisazione per Arpa sola

Barbara Strozzi (Bologna, 1566 – 1638)
Lamento

Biagio Marini (Brescia, 1594 – Venezia, 1663)
Il Monteverde, Balletto alemanno

Claudio Monteverdi (Cremona 1567 – Venezia, 1643)
Voglio di vita uscir

Marco Uccellini (Forlimpopoli, 1603 – 1680)
Corrente settima

Alessandro Stradella (Roma, 1639 – Genova, 1682)
Si salvi chi può

Produzione

 



 

Trattato delle Passioni - La poetica degli affetti nella musica italiana del Seicento

La “teoria degli affetti” è un ponte solido e sicuro, capace, oggi, di unire la riva del presente a quella del passato. A concepirla sono stati, è vero, i nostri antenati: i teorici, i poeti, i compositori vissuti in Italia tra Cinque e Seicento. Ma quel sistema apparentemente complesso di figure retoriche e di immagini sonore grazie al quale la musica si fonde con la poesia parla con immediatezza e semplicità anche al nostro tempo. Lo scopo esplicito di questa “teoria” era infatti quello – come si diceva allora - di “muovere gli affetti”, ossia di spingere gli ascoltatori ideali di una cantata, di un madrigale, di un’aria a provare i medesimi “sentimenti” che i poeti e i musicisti avevano affidato ai suoni. E che cosa c’è di più immediato, di più familiare del nostro universo emotivo, di quella rete di pulsioni, attrazioni, passioni che costituisce la radice dei nostri comportamenti affettivi? I nomi che noi diamo ai nostri “sentimenti”, del resto, sono esattamente gli stessi che gli antichi davano agli “affetti”: Ira, Gioia, Tristezza, Furia, Malinconia, Dolore, Nostalgia, Speranza, Odio. Un ricchissimo vocabolario di “moti dell’anima” che Cartesio, a metà del Seicento, in un trattato intitolato Les passions de l’âme ha ridotto a sei sole parole, quelle che lui chiama: “affetti primari”: Gioia, Tristezza, Amore, Odio, Meraviglia e Desiderio. Dalle passioni fondamentali, attraverso un gioco di incroci e combinazioni, derivano secondo il filosofo francese tutti gli affetti secondari, ossia i nostri comuni comportamenti affettivi. Ad ogni Passione i compositori italiani del Seicento hanno dedicato madrigali, cantate, musiche a voce sola. Ed ognuna di esse nutrirà di “cibo celeste”, nei prossimi tre anni, altrettanti concerti in cui la voce e gli strumenti d’epoca si intarsieranno con le arti della danza e della visione. Il primo capitolo del nostro “Trattato delle Passioni” è dedicato ad una endiadi classica, quella che fa specchiare una di fronte all’altra la Maraviglia e la Tristezza. Due affetti “in contrasto” che però, in musica e in poesia, si avvicinano pericolosamente l’uno all’altro, fin quasi a toccarsi. Al canto si alternano, come accadeva nella prassi del tempo, alcune pagine strumentali tratte dal generosissimo repertorio del Seicento musicale italiano.

Guido Barbieri
 

Bartolomeo Barbarino 

Son morto, ahi lasso 

Testo di Pietro Cappello 

Bartolomeo Barbarino detto Il Pesarino, autore di un ingente numero di opere sacre e profane per voce e continuo, si rivela qui con un brano di altissima qualità espressiva che richiama in modo esplicito, soprattutto nel finale, il celebre madrigale di Jacob Arcadelt, Il bianco e dolce ciglio. Rinviando forse ad un tratto autobiografico, il compositore intende qui la Morte, adottando un diffuso topos madrigalistico, come il momento estremo, culminante, dell’atto d’amore. L’affetto della Morte non viene rappresentato però dal consueto artificio grafico/testuale, bensì portando al parossismo il testo, la condotta melodica e la figurazione armonica. Lo stile è recitato e arioso, tipico del primo Seicento.

 

Giacomo Carissimi 

È bello l’ardire 

La cantata da camera seicentesca di area romana, a causa della difficile reperibilità dei testi (perlopiù manoscritti e di incerta attribuzione), è oggi quasi completamente dimenticata. Il genere “morale” trova la sua legittimazione storico-culturale a Roma tra il 1620 e il 1680, in un’epoca segnata dalla contrapposizione tra la Riforma e la Controriforma e in una società sempre più divisa tra grandi sfarzi e pestilenze, abitata da una umanità dolente e peccaminosa. In questa cantata di Giacomo Carissimi l’uso del «motto» che più volte torna a ribadire il concetto didattico è tipico di questo genere di lavori. È proprio col refrain infatti che ci si rivolge all’ascoltatore, indicandogli la giusta direzione nelle più svariate situazioni dell’esistenza: in questo caso ad essere esaltata è la bellezza della morte in battaglia, rivolta ad una nobile causa. L’epos eroico prende forza dall’evocazione di temi e figure tratti dalle narrazioni mitologiche.

 

Marc’Antonio Cesti 

Languia già l’alba 

Marc’Antonio Cesti, uno dei compositori più importanti della sua generazione, di scuola romana ma attivo anche a Venezia e Innsbruck, produce innumerevoli opere e cantate. Il suo stile nella musica da camera si richiama formalmente all’opera, alternando in maniera estremamente moderna recitativo ed aria. In Languia già l’alba il recitativo racconta l’incontro del poeta, nella cornice di un ambiente tipicamente pastorale, con la donna amata. Non è chiaro se l’episodio descritto nell’aria successiva sia reale o ideale, ma poco importa: l’immagine di lei si fa nitida ed ispiratrice. Risvegliatosi da questo sogno il poeta, nella seconda aria (“Mi dipinge amabill sorte”), di carattere più riflessivo e quieto, si rivolge a Febo. La cantata termina con una sezione in stile recitativo nella quale il protagonista si appella nuovamente a Febo e al suo potere di diradare le tenebre, ma al tempo stesso rimpiange il sogno perduto.

 

Barbara Strozzi 

L’Eraclito amoroso 

Un caso particolarmente persuasivo di efficacia “retorica” è quello offerto dalla “virtuosissima cantatrice” Barbara Strozzi, figura emblematica del Seicento carnale che meravigliosamente si ispira alla Tristezza. In questo suo Lamento, L'Eraclito amoroso, elogia come unico mezzo per sfuggire alla sofferenza amorosa il naufragio nella follia e il conforto della malinconia. La follia si esprime attraverso continui accostamenti di versi dal sapore contrastante e la malinconia è nobilmente rappresentata da una melodia sinuosa e struggente. Il tutto accompagnato da un basso continuo di Passacaglia, danza molto in voga all’epoca, caratterizzato dalla consueta iterazione delle concatenazioni armoniche.

 

Sigismondo D’India 

Vorrei baciarti o Filli 

Testo di Giovan Battista Marino 

Sigismondo d’India tra le sue Musiche da cantar solo del 1609 annovera questo piccolo gioiello di poche battute: si tratta di un esemplare caratteristico della sua produzione, colmo di liricità e di modernità. Il suo “Vorrei baciarti” è un inno di lode all’amore, il testo è di Giovanni Battista Marino. La melodia vorticosa, segnata da intervalli inconsueti, rappresenta una vasta gamma di affetti che vanno dallo struggimento alla pace interiore. Sigismondo figura del resto tra i compositori che portano lo stile recitativo ad un altissimo livello melodico-espressivo. D’altra parte, anche i versi ne sono magnifico movente.

 

Barbara Strozzi 

Lamento 

Testo di Pietro Dolfino 

Barbara Strozzi è una figura atipica nella vita musicale del Seicento italiano: compositrice, cantatrice, forse cortigiana, donna comunque libera, anarchica e ribelle, sia nelle scelte personali che in quelle musicali. Figlia adottiva di Giulio Strozzi, noncurante dei costumi e della morale dell’epoca, riesce a fare della musica la sua vita e compone quasi esclusivamente brani a sfondo amoroso e struggente. Il Lamento “Lagrime mie” rappresenta pienamente il suo stile: sin dalla prima frase si avverte con intensità l’affetto del dolore, rappresentato da una scala armonica discendente che la Strozzi affida alla voce. Il lungo trillo iniziale (generalmente usato nelle cadenze e non nell’incipit di un brano) è estremamente inconsueto per la prassi del tempo: mai prima d’ora, oltretutto, era stato intonato con una appoggiatura che parte dalla nota superiore, un procedimento assai più tardo. Lo stile arioso, in cui l’affetto del dolore raggiunge intensità estreme, si alterna a episodi di carattere più cantabile come ad esempio in corrispondenza delle parole “il paterno rigor” (una sezione passeggiata e ritmicamente regolare) e nel finale, in tempo adagio, sul verso: “e voi lumi dolenti”.

 

Claudio Monteverdi 

Voglio di vita uscir 

Il testo, che sembra ispirato all’Orlando Furioso, è anonimo e l’attribuzione a Monteverdi non è acclarata. Di certo si tratta di una danza costruita su un basso di ciaccona il quale, per sua natura, si muove in modo irregolare e variato, sia dal punto di vista ritmico che sotto il profilo melodico. Questa estrema mobilità consente di accentuare alcuni versi e di alternare repentinamente i colori espressivi, favorendo dunque la varietà degli affetti. Il risultato è un caleidoscopio di immagini contrastanti e di frasi sempre mutevoli che variano costantemente l’articolazione e la dinamica. Il canto e il basso continuo dialogano contrappuntisticamente tra loro, alternando gli accenti e a volte, nei passaggi più dolenti, unificando le figurazioni metriche.

 

Alessandro Stradella 

Si salvi chi può 

Alessandro Stradella è una delle figure più note del Seicento musicale italiano, anche grazie alla sua vita avventurosa e alle circostanze violente della sua morte. I dati biografici, insolitamente numerosi per un compositore dell’epoca, ci fanno immaginare un carattere ribelle e poco incline alle dinamiche di corte. Nella cantata morale “Si salvi chi può” infatti l’eccentrico Stradella trova il coraggio di “mordere la mano che lo nutre”: l’autore critica infatti in maniera feroce la classe dirigente dell’epoca (quindi anche le nobili famiglie romane che gli commissionano i suoi lavori) mettendo in musica un vero e proprio manifesto di denuncia politica, parlando della caducità dei valori morali nonché dell’arroganza e dell’avidità di chi detiene il potere a discapito del popolo. 

Pamela Lucciarini

 


 

Pamela Lucciarini

Debutta con Bressan nel Don Giovanni di Mozart col ruolo di Elvira. L’anno seguente sotto la direzione di Fabio Biondi interpreta l’Opera La Didone di Cavalli a Torino. Nel 2009 con Riccardo Muti si esibisce al Palais Garnier di Parigi e a Ravenna Festival con l’Opera Demofoonte di N. Jommelli. Nello stesso anno con La Venexiana interpreta Amore e Valletto ne L’Incoronazione di Poppea di C. Monteverdi a La Cité de la Musique e a Regensburg Festival e in seguito ne esegue l’incisione per Glossa. Negli anni successivi in Norvegia canta Fauno in Ascanio in Alba di Mozart (Dir. F. Biondi) e Thisbe ne La Cenerentola. Con Europa Galante e Cantar Lontano si esibisce nei Festival: Pergolesi – Spontini di Jesi, Cuenca, Cracovia, Innsbruck, Anversa, Utrecht. Nel 2002 fonda l'Ensemble Recitarcantando col quale si aggiudica il Primo premio del Concorso “A. Corelli” di Fusignano, prende parte a I concerti al Quirinale e alla trasmissione “Piazza Verdi” (in diretta Rai 3) eseguendo cantate solistiche di Barbara Strozzi, Carissimi, Stradella. Col suo Ensemble indaga e trascrive il repertorio cantatistico del Seicento, eseguendo cantate inedite di Stradella, Caldara, Hasse, Crescentini, L. Rossi, Pasquini; effettua inoltre due registrazioni nel ruolo di direttore e cantante: A. Caldara – A. Lingua – Cantate (Clavis) e Le Cantate del Papa (in edicola per Classic Antiqua). Esegue in forma di 

concerto il ruolo di Fauno in “Ascanio in Alba” di Mozart a Stavanger (Norvegia) diretta da Fabio Biondi; interpreta Demetrio nella prima esecuzione in tempi moderni dell’Antigono di Antonio Maria Mazzoni (1717-1785), al CCB Centro Cultural de Belem (Lisbona), con l’orchestra Divino Sospiro diretta da Enrico Onofri, effettuando una registrazione dal vivo per Dynamic. Recentemente ha registrato per Tactus assieme al controtenore A. Carmignani delle Cantate di Pietro Porfiri, si è esibita in Svizzera, Olanda, Arabia, Svezia collaborando con Freitagsakademie, Cappella Artemisia, Pera Ensemble, Marco Mencoboni. Ha debuttato per DATA di Urbino il suo recital solistico dove canta accompagnandosi al clavicembalo proponendo brani del Seicento italiano (replicando per Trame Sonore di Mantova e per San Giuliano dei Fiamminghi a Roma). In Italia si è esibita per Festival delle Nazioni (in una prima assoluta di F. M. Paradiso “E immediatamente diventerai sapiente”), per Festival Grandezze e Meraviglie e Fondazione Pergolesi – Spontini. Di prossima uscita un cd con Pera Ensemble.

 


 

Maurizio Piantelli

Maurizio Piantelli, nato a Lodi, ha studiato dapprima chitarra classica e poi liuto con Massimo Lonardi alla Civica Scuola di Musica "Vittadini" di Pavia. Ha frequentato in seguito i corsi internazionali di perfezionamento di Innsbruck con Nigel North e quelli di Capannori con Jakob Lindberg. Si è specializzato nella prassi esecutiva dei secoli XVI e XVII suonando oltre il liuto anche l’arciliuto, la tiorba e la chitarra barocca. 

Collabora con i più importanti gruppi di musica antica con i quali ha effettuato numerose incisioni discografiche e partecipa regolarmente a festival e allestimenti di opere barocche come esecutore di basso continuo e come solista. 

Ha lavorato e lavora con I Solisti della Cappella Mauriziana di Milano, l’Alessandro Stradella Consort di Genova, Il Conserto Vago (dir. Massimo Lonardi), Sacro & Profano, Accademia Serenissima di Venezia, Cappella Leopoldina di Graz, Ensemble Chiaroscuro (dir. Nigel Rogers), Tolzenknabenchor, Orchestra della Radio Svizzera di Lugano (dir. Diego Fasolis), Accademia degli Invaghiti di Mantova, I Solisti Veneti, Orfei Farnesiani, Orchestra barocca "La Calandria" di Pesaro, Accademia del Ricercare di Torino, Ensemble More Maiorum (dir. Peter Van Heyghen), Concerto Romano (dir. Alessandro Quarta), Delitiae musicae (dir. Marco Longhini), L’Astrée (dir. Giorgio Tabacco), Academia Montis Regalis (dir. Alessandro De Marchi), Concerto Italiano (dir. Rinaldo Alessandrini) ed altri. 

Ha partecipato fra l'altro a diverse produzioni teatrali fra cui Orfeo di Monteverdi (Teatro Regio di Torino, dir. Corrado Rovaris), L’Ercole amante di Francesco Cavalli (Teatro Alighieri di Ravenna, dir. Roberto Solci), Gli amori di Apollo e Dafne di Cavalli (Teatro della Fortuna di Fano, dir. Alessandro De Marchi), Johannes-Passion (Teatro Regio di Torino, dir. Christophe Rousset), Juditha Triumphans (Accademia di Santa Cecilia, dir. Alessandro de Marchi), per citarne solo alcune. 

Ha partecipato a incisioni discografiche con prestigiose etichette quali Opus 111, Tactus, Naxos, Symphonia.

 


 

Maria Cristina Cleary

Specializzata in arpe storiche, Maria è parte di quel raro gruppo di arpiste che suona l'arpa medievale, l'arpa doppia italiana, l'arpa spagnola de dos ordenes e l'harpe organisée del 18 secolo. Ha riscoperto una tecnica per l'utilizzo dei pedali, usata esclusivamente nei modelli di arpa a movimento semplice. Ha sviluppato un'arpa cromatica medievale sulla quale suona il repertorio dal XIII al XV secolo, e ha usato questo strumento nelle registrazioni con il gruppo Tetraktys. Si è esibita come solista con l'Amsterdam Baroque Orchestra, American Bach Soloists, Orchestra of the Antipodes Sydney, Bayerisches Staatsoper, Portland Baroque Orchestra, Arion Ensemble Montreal, e con RTE Concert Orchestra. Nel 2014 Maria è stata invitata al World Harp Congress di 

Sydney a suonare in prima assoluta, e al Convegno ha interpretato per la prima volta un concerto di J. B. Krumpholtz con un harpe organisée. Ha vinto numerosi premi come solista in concorsi nazionali ed internazionali, tra i quali il primo premio ex aequo all’Utrecht Early Music Competition nel 1997, il sesto premio al Nippon International Harp Competition nel 1996, il secondo premio al Dutch National Harp Competition nel 1997. Ha lavorato come Arpista Principale nella Koninklijk Concertgebouw Orkest di Amsterdam. Maria è stata l'arpista del gruppo di musica contemporanea MusikFabrik di Colonia, e ha lavorato anche con Remix Ensemble Porto e Ensemble Prometheus Belgium. Ha suonato e registrato più di trenta brani in prima assoluta, per ensemble e arpa sola. Maria si esibisce regolarmente con Davide Monti in Arparla, un duo violino/arpa specializzato nel repertorio dal XVII al XIX secolo. Le registrazioni con Arparla includono Allora chiudi gli occhi, il primo CD delle sonate di Spohr per violino e arpa con gli strumenti originali e secondo la prassi storica. Altri brani a solo di Frescobaldi, Merula, Uccellini e Rossi sono inclusi nei CD Le Grazie del Violino nel Seicento italiano, primo CD in assoluto che usa l'arpa come unico strumento di basso continuo. Maria è stata insegnante ospite alla Kampala University, alla Guildhall University a Londra, nei conservatori di Singapore, Sydney, Melbourne, Brisbane, Venezia, Padova (2005-2008), Krakow Academy of Music, Haute École de Musique de Genève, Sibelius Academy di Helsinki. Tuttora è insegnante della classe di Arpe Storiche al conservatorio di Verona, e nell'anno in corso insegnerà al rinomato corso estivo di Urbino e alla famosa Juilliard School of Music di New York.

 


 

Cristiano Contadin

Diplomatosi in pianoforte con il M° Somenzi e successivamente in viola da gamba con il M° Biordi, collabora anche in veste di solista con ensemble italiani e stranieri specialisti e non nella prassi esecutiva antica, tra cui I Barocchisti, La Venexiana, Accademia Strumentale Italiana, La capella de’ Pietà dei Turchini, Elyma, Accademia Bizantina, Il Giardino Armonico, Orchestra Filarmonica della Scala, Orchestra Sinfonica di Milano “G. Verdi”, L’Arpeggiata, Cantar Lontano, En Chordais, Opera Prima, Il Suonar Parlante con i quali ricevuto riconoscimenti e premi in ambito nazionale ed internazionale (Diapason d’or, Goldberg, Schallplatte der Musik, Le Choc de la Musique, Fanfare, Echo des Stars 2015 ed altri). Come solista e con il quartetto di viole da gamba Il Suonar Parlante, in particolare, oltre al repertorio violistico, approfondisce la musica contemporanea eseguendo partiture anche appositamente scritte da famosi compositori e jazzisti quali Kenny Wheeler, Uri Caine, Don Byron, Ernst Reijseger, Markus Stockausen, Lucio Garau, George Benjamin, per citarne solo alcuni. 

Incide per Winter&Winter, Deutsche Grammophon, Decca, Sony, EMI Classics, Glossa, Hyperion, Elucevanlestelle, Brilliant e altri. 

Affianca alla parte esecutiva anche l’attività di ricerca dedicandosi soprattutto al repertorio violistico del XVII e XVIII secolo; per la casa editrice MUSEDITA coordina la collana dedicata alla Viola da gamba, (La voce dell’Ambasciatore) mentre per EDT ha tradotto in italiano The early history of the viol di I. Woodfield. 

Attualmente insegna Viola da gamba presso il Conservatorio “B. Marcello” di Venezia e collabora con il Conservatorio “V. Bellini” di Palermo, dopo aver insegnato presso l’Academy of Musik di Esbijerg in Danimarca per tre anni dal 2010 al 2013 e collaborato con il Conservatorio “S. Giacomantonio” di Cosenza; riveste inoltre il ruolo di responsabile didattico dei corsi di Musica antica di “S. Vito al Tagliamento”. 

Nel 2012 è stato pubblicato per l’etichetta Elucevanlestelle il CD Cantar Bastardo, progetto originale realizzato assieme al baritono Marco Scavazza dedicato al repertorio italiano vocale e strumentale del ‘500 secondo la pratica del Cantar alla viola, suscitando un vivo interesse da parte di musicologi, pubblico e critica specializzata. 

Nel ruolo di solista, dopo il corposo cofanetto Complete Concertos and Trio sonatas with the viola da gamba contenente l’integrale delle triosonate e dei concerti per viola da gamba ed orchestra di G. P. Telemann pubblicati per l’etichetta Brilliant, e premiato dalla rivista Classic Voice come CD del mese di febbraio 2016, ha registrato e pubblicato nello scorso mese di luglio, sempre per Brilliant, la raccolta di sonate per viola da gamba e b. c. di M. Corrette Les Delices de la Solitude. 

Suona una viola da gamba basso italiana di anonimo della prima metà del Settecento. 

Tra gli eventi più onorifici si segnala l’invito a suonare per il commento in musica alle esequie del Prof. Umberto Eco avvenute nel febbraio 2016 presso il Castello Sforzesco di Milano e riprese in diretta televisiva internazionale.

 


 

Monica Minnucchi

Insegnante, danzatrice e coreografa di danza contemporanea e classica formatasi alle scuole di Martha Graham, Merce Cunningham, Alvin Ailey di New York e Royal Academy di Londra. 

Ha realizzato numerosi spettacoli e collaborato con noti registi e coreografi italiani e stranieri. 

Danzamovimentoterapeuta APID (Associazione Professionale Italiana DMT), specializzatasi presso la scuola di formazione professionale Maria Fux di Firenze. 

Attualmente insegna e tiene seminari di teatrodanza, tecniche di improvvisazione, di espressione corporea e di danzamovimentoterapia. Continua inoltre la sua attività di coreografa.

 


 

Gio Kaptra

Gio Kaptra è artista visivo e filmmaker, sceneggiatore e scienziato. Ha realizzato installazioni e ideato performance in Italia e all'estero. Vive e lavora a Urbino.